"Noi viviamo perlopiù in spazi chiusi. Essi costituiscono l'ambiente da cui si sviluppa la nostra civiltà. La nostra civiltà è in certa misura un prodotto della nostra architettura. Se vogliamo elevare il livello della nostra civiltà saremo quindi costretti, volenti o nolenti, a sovvertire la nostra architettura. E questo ci riuscirà soltanto eliminando la chiusura degli spazi in cui viviamo. Ma ciò sarà possibile soltanto con l'introduzione dell'architettura di vetro, che permette alla luce del sole, al chiarore della luna e delle stelle di penetrare nelle stanze non solo da un paio di finestre, ma direttamente dalle pareti, possibilmente numerose, completamente di vetro, anzi di vetro colorato. Il nuovo ambiente che in tal modo ci creeremo dovrà portarci una nuova civiltà."

  E' l'utopia di Paul Scheerbart, scrittore visionario tedesco della fine dell'800.
  Al di là della personale visione di Scheerbart, il vetro rimane un materiale magico, che vive di luce, la cattura, la trasforma, la incanala e la disperde, la fa vibrare in un concerto di colori. E' l'alchimia che dal pesante, attraverso il fuoco, conduce al leggero, all'evanescente, al non definito.

  E' questo il percorso che fa approdare Donatella Vitale, nel 1984, al vetro, in un laboratorio di vetrate artistiche nel senese, con cui collabora per due anni.

  Intraprende un proprio percorso artistico indipendente attraverso le tecniche tradizionali della vetrata (piombo, tiffany, incisione, collage), collaborando anche con architetti e artisti, con una ricca produzione di vetrate e oggetti di design per l'arredo, installati in case private e locali pubblici, e con una assidua partecipazione a mostre, sia in Italia che all'estero.

  Approda al glass fusing e alla lavorazione a lume dopo sperimentazioni e ricerche su nuovi mezzi espressivi, che sleghino la trasparenza e la plasmabilità del vetro dalla rigidità e staticità degli altri materiali leganti.  

 Attualmente è libero artista.